di Bianca Maria Sezzatini
Roma si anima
per festeggiare l'8 settembre. A Porta San Paolo la luce della Resistenza fa
germogliare 55 rose rosse, il numero delle donne di Roma che con il
loro coraggio, unite ai soldati e al popolo nei giorni del pericolo
estremo e dell'intrepida resistenza, difesero la Città e la Patria, soccorsero
i feriti, confortarono i morenti, affrontando tutte la morte.
L'architetto Cesare Esposito presenta la manifestazione inviando un ringraziamento speciale all'emerito ns. Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, al presidente del Municipio Roma VIII, Amedeo Ciaccheri, al direttore Cine-Tv italiana e all’Istituto Statale Superiore Cine-TV "Roberto Rossellini" per aver condiviso con lui questo evento. Una manifestazione, spiega Esposito, che ricorda la pace e l'atto eroico di queste Donne Martiri con una festa che, per incanto, porta la città di Roma nella rinascita, con un fermo "NO alla guerra" e per un nuovo umanesimo che fortifichi la pace, dono più prezioso dell'umanità".
Esposito è
anche l'ideatore di un progetto urbanistico per creare l'area alle Donne
Martiri a Porta San Paolo. "Non bastano le lapidi, serve uno spazio
vero di pace. Occorre trasformare la zona in un anfiteatro di pace per incontri
culturali", e, con molta umiltà chiede al Papa Leone XIV molto
amato dai romani e dagli artisti, , come i suoi predecessori, che venga a porta
San Paolo a benedire le lapidi delle Donne Martiri "come atto di
speranza e di pace".
8
SETTEMBRE: NATIVITA’ DELLA MADONNA
L’8
settembre, quindi, le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano la nascita della
Vergine, madre del Signore. La fonte prima che racconta l’evento è il
cosiddetto Protovangelo di Giacomo secondo il quale Maria nacque a Gerusalemme
nella casa di Gioacchino ed Anna. Qui nel IV secolo venne edificata la basilica
di sant’Anna e nel giorno della sua dedicazione veniva celebrata la natività
della Madre di Dio. La festa si estese poi a Costantinopoli e fu introdotta in
occidente da Sergio I, un papa di origine siriana.
La Piramide fu
successivamente inglobata nella cinta muraria costruita tra il 272 e il
279 su iniziativa dell’imperatore Aureliano. La struttura,
alta 36,40 metri con una base quadrata di 29,50 m di lato, è composta da un
nucleo di opera cementizia con cortina di mattoni; il rivestimento esterno è
costituito da lastre in marmo lunense.
La camera
sepolcrale, di circa 23 mq, con volta a botte, fu murata al momento della
sepoltura, secondo l’usanza egiziana. Al medioevo risale probabilmente la prima
violazione della tomba, attraverso un cunicolo scavato sul lato settentrionale,
che ha determinato la perdita dell’urna cineraria e di porzioni notevoli della
decorazione. Le pareti sono decorate a fresco secondo uno schema decorativo a
pannelli, all'interno dei quali si distinguono, su fondo chiaro, figure
di ninfe alternate a vasi lustrali. In alto, agli angoli della volta, quattro
Vittorie alate recano nelle mani una corona e un nastro; al centro in origine
doveva essere una scena di apoteosi raffigurante il titolare del sepolcro.
Il restauro
della cella sepolcrale è stato realizzato dalla Soprintendenza
Archeologica di Roma nel 2001.
CONOSCIAMO L'ARCHITETTO CESARE ESPOSITO





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